A Carlo

MM36-1405 DECMAL BIKE TEL FZ7 OP

Nel 2015 record di morti sul lavoro. Dal 1° gennaio al 7 ottobre, 1100 morti per infortuni. Non vengono contate le morti per “malattia professionale” come succede, ad esempio, nell’ipotesi in cui un lavoratore contragga una forma tumorale per avere respirato per anni delle esalazioni senza adeguati sistemi di filtraggio dell’aria o senza apposite mascherine.

Nel dizionario c’è scritto che:
“L’infortunio è la conseguenza di un incidente fisico, ovvero un evento dannoso e imprevedibile”

Ma se ogni anno muoiono più di mille operai, dov’è l’imprevedibilità qui? Perché invece non li chiamiamo omicidi? Esagero? La parola “infortunio” da l’idea di un incidente che poteva essere evitato, se lo sbadato operaio avesse rispettato le regole di sicurezza.

È quello che hanno detto tutti a lavoro dopo la morte del collega precipitato dal tetto della tipografia. http://www.romatoday.it/…/morto-operaio-acilia-6-maggio-201… È stata una disgrazia dicevano tutti. “Eh son cose che succedono”, “Ma perché è salito sul tetto?”
Carlo abitava a Bracciano (si faceva120km ogni giorno). Aveva due figlie che amava moltissimo. A lavoro era un rompipalle assurdo e spesso mi prendeva per culo. Ma poi sono riuscito a decifrarlo e diventammo grandi amici.

L’adozione di “efficaci misure di sicurezza per la tutela della salute sul luogo di lavoro” però richiede tempo e denaro per il datore di lavoro. Se un operaio oggi adottasse alla lettera tali misure di sicurezza, la ditta dove lavora, chiuderebbe. Richiederebbe troppo tempo e denaro per il datore di lavoro. Questo è un dilemma per l’operaio. Sicurezza ma con il rischio di finire a pancia vuota oppure stomaco pieno e che dio me la mandi buona a lavoro?

Perché l’operaio dovrebbe fare una cosa così assurda a chi gli da da mangiare? Qui scatta la sindrome di stoccolma (cercalo su wikipedia, non posso spiegare tutto qui). Il carnefice diventa tuo amico ed ogni cosa che può far male ad esso (vedi sicurezza) fa male anche a te. È un meccanismo di difesa del cervello in situazioni (all’apparenza) senza via d’uscita.

Questa bici l’ho data a Carlo poco prima che se ne andasse. Era un regalo per sua figlia. Mi ringraziava sempre.

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