L’Era delle Macchine

chaplin

Le macchine sono state inventate per aumentare la produttività. A differenza dell’uomo, una macchina non si stanca mai ed è più efficiente in lavori pesanti e ripetitivi. È l’operaio ideale per un datore di lavoro: Non chiede mai l’aumento; Fa poche pause caffè; Raramente prende permessi, ferie o malattie; Obbedisce sempre e non protesta mai.  

Il progresso tecnologico però è nemico dell’occupazione. L’operaio licenziato, difficilmente potrà comprare quello che l’imprenditore avrà da vendere. Questo è un problema, a quanto pare. In realtà, meno lavoro pesante, pericoloso e ripetitivo, significherebbe più tempo libero per noi. Invcece di dover lavorare per 8 ore, ne basterebbero 4. Se poi queste 4 le dividessimo anche con quelli che non lavorano, allora diventerebbero 2 o anche meno. Invece no. Questa è una tragedia.

È possibile far fare alle macchine qualsiasi tipo di lavoro? No (Google Translator è un esempio) però un buon 90% dei lavori svolti oggi può essere facilmente automatizzato. Non lo facciamo soltanto per una questione di convenienza. Costa ancora molto meno l’uomo, rispetto alla macchina oggi. La fila di disperati che ti lavorerebbe anche gratis è lunghissima. I lavori non ancora automatizzati sono dovuti ad una contorta logica economica. Logica per niente contorta invece, se l’obiettivo è quello di avere un esercito di sottomessi al servizio di chi può comprarli.

Ma come abbiamo fatto per centinaia di migliaia di anni a vivere senza le macchine? Oggi sembrano indispensabili. Forse fra qualche anno, una volta che ci saremo liberati di un sistema che ci costringe a correre senza motivo, ci libereremo anche delle sue stupide invenzioni: Le macchine.

Petto di Pollo a Fette

petto di pollo

La maggiorparte di voi, quando sente parlare di lavoro, sfruttamento, capitalismo ecc. pensa che si parli di concetti che non lo riguardano. Argomenti astratti, lontani e noiosi. Due sono le cause:

1. Non avete bisogno di lavorare (qualcuno vi mantiene);
2. Lavorate, facendo qualcosa che odiate fare ma vi siete autoconvinti che non ci sia niente di male in quello che fate.

Anche quelli della prima categoria si sono autoconvinti che non ci sia niente di male in quello che fanno. Loro hanno due vantaggi: tetto e cibo gratis. Ma non potrà durare in eterno. Quando mancherà una delle due (cibo) e saranno costretti a lavorare, allora vedranno meno astratto e noioso l’argomento lavoro.

Io facevo parte della seconda categoria. Il selfie qua sotto l’ho fatto 7 anni fa. Volevo documentare l’assurdità: io, un vegetariano (quindi frocio, lo so) ridotto a fare l’impaginazione per una locandina da appendere al reparto macelleria di un supermercato. E facevo questi tipi di lavori ogni giorno.

Qual era la mia giustificazione per continuare a fare una cosa che non volevo fare? Mi dicevo:
“Mica l’ho ucciso io il pollo, io sto facendo solo una locandina” Sono sicuro che un eventuale camionista vegetariano che trasportava la carne, si sarebbe giustificato dicendo: “Mica l’ho ucciso io il pollo, io faccio solo il trasportatore” Ma anche un macellaio vegetariano (eh?) troverebbe il modo di illudersi dicendosi: “Mica l’ho ucciso io il pollo, e colpa di quelli che li mangiano”

E funziona. Uno è genuinamente convinto di non fare niente di male. Il cervello è furbo (o almeno così pensa) sa che se non lo fai, l’alternativa è più dura. Quindi cerca sempre la soluzione più semplice. Tu sei stato programmato dalla natura per sopravvivere, ad ogni costo. L’etica, gli ideali ecc, vengono dopo. La priorità numero uno per il tuo cervello ora è: non perdere il lavoro. A qualunque costo! Sì si, lo so, tu ami il tuo lavoro e nessuno ti ha mai costretto a fare niente. Parlavo degli altri, non di te che stai leggendo.

C’è un problema però, il cervello fa tante cazzate. Una prova sono le illusioni ottiche. Il cervello ti fa comprare il gratta e vinci, per esempio. Ti fa scegliere un prodotto semplicemente dalla confezione; Ti fa comprare di più se il prezzo finisce con “,99”; Ti fa votare un politico solo perché si veste bene, sa parlare e ti ricorda un po tuo nonno. Ti fa credere che anche tu se ti sforzi un po, puoi diventare ricco come Berlusconi. ecc. Affidarsi ciecamente ad uno strumento così inaffidabile per prendere decisioni, non è saggio.

Perché il cervello fa tutto questo? Perché è pigro. E c’è una ragione. Il cervello è l’organo che consuma più energia di tutti. E quando viene attivato quelle rare volte che pensiamo seriamente (tipo quando facciamo 168:25 senza calcolatrice) l’energia usata è tanta. Quindi per evitare di essere usato (e quindi di farti perdere energia), il cervello cerca sempre di scegliere l’opzione che gli richiede il minor sforzo possibile.

Questa poteva essere una buona strategia quando vivevamo nella savana tanto tempo fa ed il cibo scarseggiava. Oggi questo pericolo non c’è più. Però il cervello continua a pensare che questa sia una buona strategia. Esso si affida al gruppo, alla cultura, alla religione e a chi, in generale, possa pensare al posto suo. Le conseguenze? Governi, religioni, schiavi, padroni, ineguaglianza, paura, ignoranza, guerre…

Qual è la soluzione? Allora non hai capito un cazzo. Usa la tua testa, non cercare la pappa pronta.

Tutela La Tua Salute

tutela salute

Un trucco che usano molto oggi nel marketing è quello si sottolineare quando un prodotto è “eco”, “equo e solidale”, “cruelty-free” ecc. Cioé se una cremina fra gli ingredienti contiene 1% di ingredienti “naturali”, l’intero prodotto viene etichettato “eco” “rispetta l’ambiente” ecc. ecc.

Chi vende il prodotto è fiero di questo e vuole condividere con te la sua bontà.
Però sull’etichetta del prodotto c’è scritto “Made in China”. Una nave – che non va a pannelli solari – è partita dall’altra parte del globo, sputando CO2 per migliaia di km (non molto ‘eco’ diciamo) semplicemente perché il produttore della cremina in Cina non deve pagare operai, ma schiavi. Costano così poco gli operai cinesi che si guadagna anche se devi trasportare per 10.000km.

Questa stessa tecnica la puoi vedere all’opera un po ovunque. La foto qui sotto è del bagno dove lavoravo. Il datore di lavoro ha voluto sottolineare quanto ci teneva alla salute di noi poveracci, suoi dipendenti. Che uomo! Non so perché, ma avevo l’impressione che non gliene fregasse molto della nostra salute. Forse voleva risparmiare non dovendo così pagare qualcuno per le pulizie? Ma perché penso sempre male?

Lui ci teneva alla nostra salute. Per esempio non accendeva mai l’aerazione del locale per far uscire i fumi tossici delle macchine. Certo, l’aria era irrespirabile, ma questo era un insignificante prezzo da pagare per ridurre i consumi di elettricità (e quindi di emissioni di CO2 nell’atmosfera).

Per evitare che qualche sbadato (magari sotto l’effetto di qualche strano fumo chimico) andasse ad attivare per sbaglio la ventilazione, lui, astutamente, aveva pensato bene di togliere anche il fusibile, per evitare appunto che qualcuno lo avviasse senza un motivo valido. Qual era un motivo valido per accendere la ventilazione allora? Ma quando c’è un controllo, no. Che domande.

Ah, che ricordi.
Chi si prenderà cura ora della mia salute come faceva lui? : (

A Carlo

MM36-1405 DECMAL BIKE TEL FZ7 OP

Nel 2015 record di morti sul lavoro. Dal 1° gennaio al 7 ottobre, 1100 morti per infortuni. Non vengono contate le morti per “malattia professionale” come succede, ad esempio, nell’ipotesi in cui un lavoratore contragga una forma tumorale per avere respirato per anni delle esalazioni senza adeguati sistemi di filtraggio dell’aria o senza apposite mascherine.

Nel dizionario c’è scritto che:
“L’infortunio è la conseguenza di un incidente fisico, ovvero un evento dannoso e imprevedibile”

Ma se ogni anno muoiono più di mille operai, dov’è l’imprevedibilità qui? Perché invece non li chiamiamo omicidi? Esagero? La parola “infortunio” da l’idea di un incidente che poteva essere evitato, se lo sbadato operaio avesse rispettato le regole di sicurezza.

È quello che hanno detto tutti a lavoro dopo la morte del collega precipitato dal tetto della tipografia. http://www.romatoday.it/…/morto-operaio-acilia-6-maggio-201… È stata una disgrazia dicevano tutti. “Eh son cose che succedono”, “Ma perché è salito sul tetto?”
Carlo abitava a Bracciano (si faceva120km ogni giorno). Aveva due figlie che amava moltissimo. A lavoro era un rompipalle assurdo e spesso mi prendeva per culo. Ma poi sono riuscito a decifrarlo e diventammo grandi amici.

L’adozione di “efficaci misure di sicurezza per la tutela della salute sul luogo di lavoro” però richiede tempo e denaro per il datore di lavoro. Se un operaio oggi adottasse alla lettera tali misure di sicurezza, la ditta dove lavora, chiuderebbe. Richiederebbe troppo tempo e denaro per il datore di lavoro. Questo è un dilemma per l’operaio. Sicurezza ma con il rischio di finire a pancia vuota oppure stomaco pieno e che dio me la mandi buona a lavoro?

Perché l’operaio dovrebbe fare una cosa così assurda a chi gli da da mangiare? Qui scatta la sindrome di stoccolma (cercalo su wikipedia, non posso spiegare tutto qui). Il carnefice diventa tuo amico ed ogni cosa che può far male ad esso (vedi sicurezza) fa male anche a te. È un meccanismo di difesa del cervello in situazioni (all’apparenza) senza via d’uscita.

Utopia.
Mettiamo di vivere in un mondo dove (guarda un po che assurdità) ogni essere umano fosse considerato uguale. Dove tutti hanno uguale accesso alle risorse. E dove ognuno (ma guarda un po che comunista che sono) contribuisce (lavora) nella stessa misura.
In tale situazione, quando ci sarà da costruire un ponte – ad esempio – ci si unisce tutti e si decide avendo come massima priorità la sicurezza dell’essere umano. Quindi se abbiamo un’opzione per fare il ponte in modo veloce ma rischiando con la sicurezza ed un’altra dove si da massima priorità alla sicurezza e poco o niente alla velocità (e magari facciamo che chi ci lavorerà, viene estratto a sorte). Vuoi vedè che opteranno tutti per l’opzione 2? È facile fare i froci con il culo degli altri (come fanno oggi).

Questa bici l’ho data a Carlo poco prima che se ne andasse. Era un regalo per sua figlia. Mi ringraziava sempre.